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CESA DE JAN, IL LEGAME CHE NON SI SPEZZA

Ampezo, Col, Fodom, tre comunità con una cultura e una lingua comune, quella Ladina. Ospite di Palazzo Chissali-Bonfandini, l’Istituto di Cultura.

Tra le comunità di Colle Santa Lucia, Livinallongo e Cortina d’Ampezzo c’è un legame speciale, che la comune cultura e lingua ladina, peraltro condivisa con le vicine valli di Trentino (val di Fassa) e Alto Adige (Val Badia e Val Gardena), e superiore quindi ai confini amministrativi e alle rispettive appartenenze geopolitiche.

Tutelata da una legge dello Stato (la 482/99), e per anni salvaguardata con censimenti e contributi speciali dalla Provincia Autonoma di Bolzano, e non solo in ambiti di studio o eventi culturali, ma anche grazie ai progetti speciali per i bambini a scuola che affrontano alcune materie con l’uso del ladino. In questo senso, l’Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan di Colle Santa Lucia, costituisce in Veneto un po’ il perno delle tre associazioni ladine. Tra i suoi obiettivi costituzionali, infatti, c’è proprio quello di tenere viva la lingua, con pubblicazioni e concorsi a livello nazionale, e conservarne documenti e ricordi.

Dal 2004, l’Istituto di cultura Ladina è ospite di un meraviglioso edificio del XVII secolo, Casa Chizzali-Bonfadini (o Cesa de Jan), poco oltre la piazza del paese di Colle Santa Lucia e che, grazie alle sue caratteristiche architettoniche e alla sua storia gentilizia e socioeconomica, contribuisce a rendere davvero unico anche il piccolo museo di oggetti e cultura ladina realizzato al suo interno.

Le pregevoli inferriate in ferro e il signorile erker aggettante sulla via principale, ricordano poi un’altra realtà importante per quest’angolo di Veneto, e si tratta delle Miniere del Fursil da cui, fin dal Medioevo si ricavava una lega di ferro straordinario con cui vennero per 6 secoli realizzate le migliori spade d’Europa. Miniere che, qui nel palazzo Chizzali Bonfandini, ebbero la propria sede amministrativa a dimostrazione del proprio importante ruolo sull’economia e la società regionale dell’epoca.

Oggi la visita alla Cesa de Jan riserva tante piccole sorprese, a cominciare dall’eleganza degli interni, caratteristica architettura di montagna, fino ai tanti progetti culturali che l’amministrazione comunale, oggi proprietaria dell’immobile, promuove insieme ai Comuni di Livinallongo e Cortina d’Ampezzo e all’Unione dei ladini. All’interno anche una sorta di Museo con diverse stanze allestite con collezioni particolari, come quella degli attrezzi da falegnameria di 2 secoli, l’angolo del calzolaio con l’attrezzatura dei primi del Novecento, la stanza delle Miniere del Fursil con gli antichi attrezzi e alcune spade prodotte con il ferro estratto qui.

Quindi, anche in onore di quel speciale legame con Cortina d’Ampezzo, ecco una ricca esposizione di costumi allestita in una tipica stube di montagna.

Indumenti che raccontano un po’ anche la storia del turismo locale, che con il passaggio di inglesi e tedeschi, qui era vivace a metà Ottocento, ci sono i ricchi abiti dei signori ampezzani, l’attrezzatura e le immagini delle prime escursioni in montagna in cui si distinsero da subito belgi e ungheresi. Cominciarono a fiorire le pensioni e poi, ai primi del 900 gli alberghi. All’epoca, soltanto a Colle santa Lucia, c’erano ben 5 alberghi.

E l’attrazione principale, ieri come fortunatamente ancora oggi, sono i paesaggi mozzafiato e una Natura selvaggia.

Testi a cura di Lucia Filippi

Photo Credits © Capitale Cultura Group